sergio by sonia firma sergio.beccaria
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RIFLESSIONI SULL'ARTE
1. Esiste qualcosa chiamata arte?
2. E' possibile parlare d'arte?
3. E' necessario parlare d'arte?
4. Com'è nato lo star system?
 
AVVICINARSI A UN'ARTE OSTICA

Incontri sull'arte contemporanea

1. Dalla materia alla luce
2. Il gesto e oltre
3. Il figurativo nell'arte contemporanea
 
  Alberto Burri Sacco e rosso
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DALLA MATERIA ALLA LUCE
breve viaggio fra la tela e la terra, la materia e la luce
- la materia
- gli oggetti
- l'ambiente
- la luce
 
LA MATERIA  

Artisti che hanno lavorato sulla materiicità della pittura o che sono ricorsi a materiali atipici, prelevati dalla quotidianità o dalla natura:

Jean Fautrier non usa la pittura per rappresentare qualcosa, ma solo per mostrare la materia di cui è fatta la pittura, la matericità del colore. Il colore e l’impasto non sono più soltanto un mezzo, ma diventano il fine stesso della pittura.
Enrico Prampolini realizza “quadri polimaterici”, combinando e incollando sulla tela materiali diversi e abolendo così la distinzione rigida fra pittura e scultura.
Alberto Burri tele di sacco bucate, rammendate e legate; stracci ricuciti; legni combusti; ferro, plastica e catrame: crea l’illusione della pittura, ma senza usare la pittura. I colori e le ombreggiature non sono più effetto della pennellata, ma nascono dal contrasto di materiali diversi, sapientemente accostati e cuciti o bruciati e lacerati.
ARTE POVERA la libertà di fare arte usando qualunque tipo di materia: sia materiali di scarto, grezzi, rozzi, deperibili, sia materiali nuovi come la plastica, il plexiglas, il neon…
Pino Pascali brillante scenografo e geniale “designer del tempo libero” (Argan). Con sagome di tela ritagliate crea uno zoo fantasioso, popolato di ragni giganti, colli di giraffe, code di balena…. Ironico anche nei titoli: i “bachi da setola” sono spazzoloni di scope messi in fila.
Michelangelo Pistoletto

“La Venere degli stracci”: il calco di gesso della dea greca di fronte a una pila di stracci colorati e ammonticchiati. Contrapposizione fra ordine classico e disordine contemporaneo, fra arte durevole e arte effimera.

Ahmed Askalany stilizzate sculture in rafia su un’anima di ferro. Gatti e figure umane a grandezza naturale o “quasi monumentale”.
Anselm Kiefer

l’arte per esplorare il legame fra l’uomo e l’universo, l’uomo e le sue radici, la sua impronta nella storia. La pittura si mischia con oggetti prelevati direttamente dalla natura o dai viaggi: pietre, conchiglie, felci secche, ceneri, fascine di fieno, ciuffi di paglia, semi di papavero, petali di rose, grani di frumento, fiori di girasole, peli di coniglio… Quadri, di grandi proporzioni, in grado di ospitare tutta la natura e di farla interagire con i materiali più disparati: olio emulsionato, terracotta, ceralacca, fotografia, collage, incisione su legno, carboncino, juta, piombo, vetro, argilla, trementina… I quadri vengono lasciati per mesi in cortile, esposti alla pioggia, al vento e al sole, che ne completeranno l’opera.

Wolfgang Laib la natura offre la materia per realizzare opere d’arte: tappeti di polline, distese di latte su lastre di marmo, barche di cera su legno, case di riso… “opere che hanno un incantevole risvolto sensoriale” (Angela Vettese).
   
GLI OGGETTI ritorna all'inizio |^|

Artisti che hanno inserito oggetti reali all’interno delle loro opere o che hanno mitizzato gli oggetti quotidiani, rendendoli icone del nostro tempo:

DADAISMO l’arte (se ancora di arte si può parlare) nasce dal caso: dall’incontro imprevisto e fortuito di oggetti diversi, che l’artista casualmente ha trovato e altrettanto casualmente ha raccolto (objets trouvés).
Kurt Schwitters

raccoglie gli oggetti consumati, senza valore, che noi buttiamo, a cui non diamo più alcun peso, a cui non prestiamo più attenzione; li ricombina sulla tela senza una logica precisa, per riprodurre i processi caotici, casuali e forse insensati della vita.

Marcel Duchamp

ready made: prende un oggetto qualunque dalla realtà, lo priva della sua funzione e lo isola dal suo contesto (decontestualizzazione); con un atto di volontà attribuisce valore a ciò che prima non ne aveva. E’ il gesto dell’artista che conta, non l’oggetto. L’arte è provocazione e ironia, puro gioco intellettuale.

Pablo Picasso / Georges Braque l’arte non deve dare l’illusione della realtà, deve essere semplicemente vera. Perché imitare la natura quando la si può scegliere, prendere e incollare direttamente sulla tela così com’è?
Jasper Johns

l’arte non imita gli oggetti, sono gli oggetti incollati sulla tela a imitare l’arte. Johns dipinge solo ciò che è piatto (bandiere, numeri, bersagli, carte geografiche); quando si tratta di riprodurre sulla tela oggetti tridimensionali, non li dipinge, ma li applica direttamente sulla tela.

Robert Rauschenberg combina la realtà con la pittura (combine paintings); inserisce nella tela oggetti reali, vissuti, carichi di ricordi personali o di memoria storica; salva dall’oblio ciò che altrimenti andrebbe dimenticato, perduto per sempre.
POP ART mitizzare ciò che è comune, banale, quotidiano. Oggetti di grande consumo, realizzati in serie senza alcun intento artistico, sono innalzati a simbolo della società che li ha prodotti. La pubblicità e i marchi diventano icone di un’estetica di massa: un’estetica da supermercato, da fumetto, da rotocalco. L’arte è ironia e dissacrazione: sia esaltazione che critica della società consumistica.
Claes Oldenburgh plastica, cartone e gommapiuma per realizzare un lavabo “floscio”, una macchina per scrivere “morbida” oppure un tubetto di dentifricio gigantesco, una molletta da bucato alta 14 metri.
Andy Warhol i miti dell’immaginario collettivo americano: Jacqueline Kennedy e Elvis Presley, Elizabeth Taylor e Marilyn Monroe… volti conosciutissimi, proposti ossessivamente e trattati alla stessa stregua di oggetti di consumo. Tutte le immagini sono oggetti di consumo: vengono stampate in serie, riprodotte su cartelloni pubblicitari, su giornali e riviste a grande tiratura, in televisione… e noi le beviamo come la Coca Cola.
Mario Schifano

dipingere le scritte: non gli oggetti, ma i marchi degli oggetti (“Coca Cola”, “Esso”, ecc.).

Roy Lichtenstein ricopia su tela le vignette colorate dei fumetti. Tutto viene minuziosamente riprodotto e ingigantito: dalle nuvolette con dentro le parole al contorno nero delle figure, ai cerchi del retino di stampa (la griglia regolare di puntini, tipica della stampa da rotocalco).
Tom Wesselmann “I grandi nudi americani”: erotismo come oggetto di consumo: volti spersonalizzati e corpi femminili proposti con colori brillanti, che si ispirano alla pubblicità e alle immagini patinate di riviste come Playboy.
NOUVEAU REALISME trovare la bellezza nei rifiuti della società: il contenuto delle pattumiere, gli oggetti rotti, i piatti sporchi, le lamiere accartocciate. L’artista conserva ciò che la società scarta, dà nuova dignità agli oggetti che hanno esaurito la loro funzione e sono destinati al macero, li salva, li colleziona, li protegge come reliquie.
Mimmo Rotella décollages: i manifesti pubblicitari strappati che arredano il paesaggio metropolitano (la “pelle dei muri”, come li chiama Pierre Restany), sovrapposti, assemblati, incollati sulla tela e nuovamente lacerati fino a creare l’effetto di una stratificazione quasi geologica: gli strati geologici della pubblicità.
Arman “accumulazioni” e “smembramenti”. Appropriarsi degli oggetti del mondo e collezionarli con ossessione maniacale è un comportamento tipico delle epoche preistoriche (in antropologia culturale Claude Lévi-Strauss ha definito questa tendenza bricolage del primitivo). Il bricolage di Arman, come quello del primitivo, consiste nell’afferrare cose dall’ambiente circostante e accumularlo (la ripetizione istintiva del gesto porta ad accumulare avidamente oggetti su oggetti) oppure a smembrarlo (l’oggetto, invece di essere conservato, viene irosamente frantumato).
César rottami metallici e carcasse di automobili destinate al macero, compressi in blocchi per essere mandati alla fusione, vengono salvati dalla distruzione per dare ai rifiuti una nuova dignità.
John Chamberlain

la bellezza delle lamiere: le carrozzerie fracassate delle automobili diventano sculture dalla lucentezza metallica e dai colori sgargianti. Carcasse cromate belle come nuove, forse anche di più.

Tony Cragg silouhette (umane e non) create incollando alla parete semplici oggetti di plastica rotti e abbandonati. Oppure sculture astratte dalle linee sinuose realizzate assemblando dadi da gioco.
Daniel Spoerri “quadri trappola”: i resti di una cena con piatti sporchi, posate, bicchieri, briciole di pane e posacenere… il tutto incollato e appeso alla parete. I residui disordinati del vivere quotidiano diventano memoria.
Enrica Borghi oggetti domestici, legati alla quotidianità della “casalinga”, assemblati con gusto e ironia, creando abiti da sera con i sacchetti di plastica dei supermercati e i sacchi condominiali della spazzatura. I contenitori in plastica dell’acqua minerale formano il monumentale abito de “La Regina”, con tanto di corona sospesa nel vuoto. Sempre ricavati da bottiglie di plastica anche gli anelli, i bracciali e i collier della serie “Gioielli”.
Ali Al-Jabiri in un grande cubo di plexiglas frammenti di vestiti, penne e quaderni degli scolari uccisi nel corso di un bombardamento a Baghdad. Testimonianza storica, atto di denuncia e gesto commovente per onorare i bambini iracheni vittime della guerra.
   
L'AMBIENTE ritorna all'inizio |^|

artisti che sono intervenuti sulla natura, sul paesaggio (naturale o urbano) o che hanno realizzato ambienti che lo spettatore deve esplorare:

Christo e Jeanne-Claude gli oggetti e i monumenti che ci circondano hanno perso il loro fascino, ci sono divenuti indifferenti per troppa familiarità; solo nascondendoli o impacchettandoli possono tornare ad attirare la nostra attenzione e riacquistare il loro fascino perduto.
LAND ART la terra come una tela immensa. L’artista interviene sulla natura e la modifica; la natura a sua volta interviene sull’opera e la completa; l’opera d’arte si estende sia nello spazio che nel tempo: come un essere vivente che cambia e si sviluppa seguendo le leggi del caso e del clima, il ritmo delle stagioni e la forza degli elementi. Non un’arte statica, ma un processo dinamico.
Michael Heizer impronte di pneumatici lasciate sulla sabbia: entusiasmo infantile di chi scopre che la terra è come una tela e può disegnarci sopra con una motocicletta. Con intenti più poetici modella un terreno bonificato lungo le sponde del fiume Illinois per disegnare le enormi sagome di quegli animali che un tempo (prima dell’inaridimento) abitavano le sponde del fiume: la rana, la libellula, il pesce-gatto, la tartaruga, la biscia d’acqua….
Dennis Oppenheim

marchia una montagna con lo stesso segno utilizzato dai cow-boy per marchiare il bestiame. Dimostrazione su vasta scala di come l’uomo imprime la propria impronta sulla natura.

Robert Smithson “Spiral Jetty”: una passerella di roccia e basalto a forma di spirale realizzata nelle acque del Grande Lago Salato dello Utah (USA). Reciproca interazione fra arte e natura: con il tempo, la concentrazione salina dell’acqua si è accresciuta all’interno della spirale, dandole una imprevista colorazione rossa; anni dopo, il livello dell’acqua si è alzato fino a sommergere la spirale, oggi visibile soltanto dall’aereo. Se l’intervento dell’uomo modifica la natura, la natura a sua volta modifica l’opera dell’uomo.
Walter de Maria “Lighting Field”: in un vastissimo campo di terra incolta del New Mexico una distesa ordinata di 400 pali d’acciaio rivolti verso il cielo, lucidi e appuntiti come lance: riflettono di giorno la luce del sole, mentre di notte attraggono i fulmini. 
Richard Long

camminare è un’arte. Long, dalle lunghe escursioni a piedi, torna con “reperti” (per esempio sassi), che poi dispone sul pavimento in modo da formare cerchi, strisce, spirali… segni geometrici, evocativi di certa arte preistorica. Ma l’opera di Long non è costituita solo dai reperti: sono parti integranti del suo lavoro anche la mappa con l’indicazione del percorso seguito e le impronte lasciate sul terreno.

Robert Irwin l’arte come “finestra sulla realtà”: non più una finestra metaforica, ma una finestra reale, che non riproduce la natura, ma si limita a incorniciarla.
Jannis Kounellis l’arte, invece di riprodurre la natura, la espone: sacchi di juta contenenti granaglie, caffè, carbone… fino ad arrivare a animali vivi e persone vive, che respirano e si muovono. Un’arte davvero “viva”  che è la morte della natura morta.
Damien Hirst la natura imbalsamata: mucche, pecore, vitelli, squali… conservati in vasche di formalina, interi o “a fette”. Imbalsamare la natura per tenerla lontana, a distanza. Una visione angosciata della vita, ipocondriaca come le mensole di medicinali che si susseguono in molte sue opere.
Marc Quinn la natura congelata: fiori nel silicone a 20 gradi sotto zero; calco della sua testa realizzato con 4 litri del suo sangue e conservato in una cella frigorifera. Congelare la natura per preservarla dalla decomposizione.
Fabrizio Plessi natura e tecnologia, acqua e monitor, luce solare e led luminosi. Elementi antichi, come il legno e il marmo, si sposano con suoni e immagini manipolate elettronicamente. L’emozione ancestrale degli elementi naturali e il fascino dell’alta tecnologia.
INSTALLAZIONI

trasformare lo spettatore in esploratore. Opere d’arte concepite come ambienti da scoprire, da visitare, da attraversare. Opere che coinvolgono tutti i sensi del visitatore. Opere che richiedono la partecipazione attiva del pubblico. Una specie di Disneyland per adulti.
Spettacolari le installazioni di registi teatrali (come Bob Wilson) e cinematografici (come Peter Greenaway).

Anish Kapoor oggetti astratti in gesso o stucco, ricoperti con polveri colorate dalle tonalità intensissime (i pigmenti sono gli stessi che in India vengono venduti a scopo cosmetico o religioso). Colori legati alla tradizione induista, che rendono la stanza un ambiente sacro, ma suscitano nello spettatore il desiderio di toccarli. Desiderio inappagabile, tensione erotica e religiosa verso l’irraggiungibile.
Ernesto Neto strutture trasparenti in lycra che pendono dal soffitto: morbide, leggere e fluttuanti, contengono spezie (curcuma, chiodi di garofano, cumino, pepe, zenzero, zafferano, curry…): un coinvolgente gioco di colori e di profumi.
Eriko Horiki

tradizione orientale e moderne tecnologie: arreda scenograficamente ambienti di grandi dimensioni con strati di washi (carta di riso) sovrapposti, che poi illumina combinando sia la luce naturale che le luci artificiali. La carta è mescolata con materiali diversi per formare un composto che non si lacera, non si sporca e non sbiadisce: perfetto per l’arredo sia urbano che domestico.

Olafur Eliasson vapore, ghiaccio, nebbia e umidità, vetri, specchi, luci, lenti colorate, suoni e alta tecnologia per costruire ambienti atmosferici dentro una stanza. Con pulviscoli di gas e lampade monofrequenza ha riprodotto il sole all’interno di un museo.
Tomas Saraceno le architetture della natura: corde elastiche nere per riprodurre gigantesche ragnatele tridimensionali. Alcune ragnatele sospese trattengono bolle con dentro acqua o vegetali. In altre le bolle contengono i visitatori stessi.
Lygia Pape rendere solida la luce: fili dorati, tesi fra il pavimento e il soffitto di stanze buie, come raggi di sole che filtrano dall’alto.
   
LA LUCE ritorna all'inizio |^|

artisti che hanno usato la luce come un pittore usa i pennelli:

Dan Flavin l’arte è luce colorata, nient’altro: tubi al neon calibrati con pigmenti particolari possono rendere suggestive e emozionanti anche stanze vuote.
Maria Nordman

linee e contorni luminosi in una stanza buia, che lo spettatore riesce vedere soltanto se abitua gli occhi all’oscurità e sosta nella stanza per almeno dieci minuti.

James Turrell geometrie luminose e illusioni prospettiche: con la luce crea pareti inesistenti all’interno di stanze vuote, che privano lo spettatore degli abituali punti di riferimento e lo lasciano disorientato. Ha trasformato il cratere di un vulcano spento in Arizona (Roden Crater) in una gigantesca opera d’arte: stanze vuote arredate con la luce e finestre per vedere le stelle.
 
> BIBLIOGRAFIA ritorna all'inizio |^|
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© 2010 Sergio Beccaria